La meraviglia della natura morta
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Adolfo Feragutti Visconti
Adolfo Feragutti Visconti
Adolfo Feragutti Visconti
(Pura, Canton Ticino 1850-Milano 1924)
Iscritto ai corsi dell’Accademia di Brera tra il 1868 e il 1871, allievo di Giuseppe Bertini, Raffaele Casnedi, Luigi Bisi e Bartolomeo Giuliano, frequentò all’inizio degli anni Settanta anche lo studio di Stefano Ussi a Firenze; al rientro a Milano diviene socio della “Famiglia Artistica”. Nel 1873 espose a Brera un interno della sacrestia di Santa Maria Novella; questo soggetto, insieme ad una testina di bimbo napoletano esposta a Lucerna nel 1874, sensibilmente prossima alle figure infantili ritratte da Antonio Mancini, testimoniano del pronto arricchimento del linguaggio pittorico, guardando alle novità provenienti da altri centri artistici, tra Firenze e Napoli, seguendo un percorso condiviso da altri giovani artisti lombardi. Proporrà poi con successo opere di genere e di storia, sino al recupero di atmosfere tardo-scapigliate di soggetti in costume di derivazione cremoniana. Dal 1883 espose con crescente successo composizioni di nature morte. Parte importante della sua attività fu rappresentata dalla ritrattistica, e con questo soggetto vinse nel 1891 alla prima Triennale di Brera il Premio Principe Umberto, con un ritratto di figura en plein air. Dagli anni Novanta esplorò temi simbolisti mistico-religiosi; ai primi del Novecento declinò tali suggestioni in accezione decorativa, utilizzando la tecnica del pastello. Tra il 1907 e il 1908 un soggiorno compiuto in Argentina ne esaltò la ricerca sulla materia cromatica.
Iscritto ai corsi dell’Accademia di Brera tra il 1868 e il 1871, allievo di Giuseppe Bertini, Raffaele Casnedi, Luigi Bisi e Bartolomeo Giuliano, frequentò all’inizio degli anni Settanta anche lo studio di Stefano Ussi a Firenze; al rientro a Milano diviene socio della “Famiglia Artistica”. Nel 1873 espose a Brera un interno della sacrestia di Santa Maria Novella; questo soggetto, insieme ad una testina di bimbo napoletano esposta a Lucerna nel 1874, sensibilmente prossima alle figure infantili ritratte da Antonio Mancini, testimoniano del pronto arricchimento del linguaggio pittorico, guardando alle novità provenienti da altri centri artistici, tra Firenze e Napoli, seguendo un percorso condiviso da altri giovani artisti lombardi. Proporrà poi con successo opere di genere e di storia, sino al recupero di atmosfere tardo-scapigliate di soggetti in costume di derivazione cremoniana. Dal 1883 espose con crescente successo composizioni di nature morte. Parte importante della sua attività fu rappresentata dalla ritrattistica, e con questo soggetto vinse nel 1891 alla prima Triennale di Brera il Premio Principe Umberto, con un ritratto di figura en plein air. Dagli anni Novanta esplorò temi simbolisti mistico-religiosi; ai primi del Novecento declinò tali suggestioni in accezione decorativa, utilizzando la tecnica del pastello. Tra il 1907 e il 1908 un soggiorno compiuto in Argentina ne esaltò la ricerca sulla materia cromatica.