La meraviglia della natura morta
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Domenico Induno
Domenico Induno
Domenico Induno
(Milano, 1815-1878)
Allievo a Brera di Luigi Sabatelli e Pompeo Marchesi, esordì nella pittura di storia, su temi del romanticismo storico, cui arrise il successo accademico: è del 1839 la sua vittoria nel Gran Premio di Pittura. Molto amato dal maestro Hayez, che lo guidò allo studio della pittura veneta del Settecento, in particolare di Tiepolo e Piazzetta, dopo una prima produzione ritrattistica cui lo spinse lo stesso Hayez che ne facilitò i contatti con la committenza, scelse di dedicarsi alla pittura di genere, nel tipo già proposto da Giuseppe Molteni, manifestando la conoscenza e l’assimilazione del clima espressivo e delle scelte compositive della pittura Biedermeier. Nel 1848, per sfuggire alla repressione austriaca dei moti risorgimentali, riparò in Svizzera, e, per un breve passaggio, fu a Firenze. Attraverso gli anni Sessanta e Settanta diede dignità alla rappresentazione di episodi di cronaca minuta, elevando l’illustrazione di scene e narrazioni contemporanee al rango della pittura di storia, svolgendo il tema dell’episodio risorgimentale osservato dal punto di vista della partecipazione popolare, e dando corso a quella che è stata definita la “svolta manzoniana” della pittura di storia, in una resa del vero che poggiava su una ricerca coloristica impreziosita da una luminosità intensa e vibrante.
Allievo a Brera di Luigi Sabatelli e Pompeo Marchesi, esordì nella pittura di storia, su temi del romanticismo storico, cui arrise il successo accademico: è del 1839 la sua vittoria nel Gran Premio di Pittura. Molto amato dal maestro Hayez, che lo guidò allo studio della pittura veneta del Settecento, in particolare di Tiepolo e Piazzetta, dopo una prima produzione ritrattistica cui lo spinse lo stesso Hayez che ne facilitò i contatti con la committenza, scelse di dedicarsi alla pittura di genere, nel tipo già proposto da Giuseppe Molteni, manifestando la conoscenza e l’assimilazione del clima espressivo e delle scelte compositive della pittura Biedermeier. Nel 1848, per sfuggire alla repressione austriaca dei moti risorgimentali, riparò in Svizzera, e, per un breve passaggio, fu a Firenze. Attraverso gli anni Sessanta e Settanta diede dignità alla rappresentazione di episodi di cronaca minuta, elevando l’illustrazione di scene e narrazioni contemporanee al rango della pittura di storia, svolgendo il tema dell’episodio risorgimentale osservato dal punto di vista della partecipazione popolare, e dando corso a quella che è stata definita la “svolta manzoniana” della pittura di storia, in una resa del vero che poggiava su una ricerca coloristica impreziosita da una luminosità intensa e vibrante.