La meraviglia della natura morta
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Giuseppe Pellizza
Giuseppe Pellizza
Giuseppe Pellizza
(Volpedo, 1868 – 1907)
Appartenente ad una famiglia di piccoli proprietari contadini, tra il 1883 e il 1887 Pellizza fu allievo a Brera di Giuseppe Bertini. La forte spinta a perfezionare la propria preparazione motivò, dal novembre 1887, l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Roma, e la frequenza della scuola del nudo dell’Accademia di Francia; nel gennaio 1888 passò poi alla scuola di Fattori a Firenze, mentre tra il novembre 1888 e l’estate del 1889 si recò alla Carrara di Bergamo, come allievo particolare di Cesare Tallone. Dopo un viaggio a Parigi nel 1889 per visitare l’Esposizione Universale, fu ancora a Bergamo nel 1890 per due mesi, e poi all’Accademia Ligustica a Genova, per coltivare la pittura di paesaggio. Seguì il rientro a Volpedo, ove aveva deciso di vivere in appartata solitudine per approfondire le tematiche dello studio dell’uomo e della natura. Dall’iniziale avvio su temi di pittura di genere, da opere di robusto realismo, di chiara impaginazione cromatica e spaziale in cui aveva meditato l’esempio macchiaiolo di Fattori, e da una pittura di figura che risentì fortemente degli insegnamenti di Tallone, Pellizza dall’inizio degli anni Novanta sperimentò la tecnica divisionista, proponendo una serie di opere la cui ispirazione scaturiva dall’esperienza quotidiana nel borgo rurale di Volpedo, ma che di quella dimensione rappresentavano una ideale sublimazione: perchè arte non più ‘di genere’ avrebbe voluto l’autore – che nel corso della propria formazione aveva mirato alla completezza, contro la tradizionale distinzione dei generi – ma arte in funzione di un’idea, arte per l’umanità, anelando alla più vasta comunicabilità del messaggio artistico. L’adesione ad un simbolismo intessuto di riferimenti letterari evolse nel raffinamento della visione naturale, in un simbolismo di luci, dall’accento emozionale, che guardando alla pittura di paesaggio tardo romantica francese e inglese si apriva modernamente alla caratterizzazione espressiva. E con la grande opera che lo aveva impegnato per più di dieci anni, tra il 1890-91 e il Novecento, il Quarto Stato, con la sua idea di progresso dell’umanità in cammino, compiva la sua costante ricerca di armonia nella società e nella natura.
Appartenente ad una famiglia di piccoli proprietari contadini, tra il 1883 e il 1887 Pellizza fu allievo a Brera di Giuseppe Bertini. La forte spinta a perfezionare la propria preparazione motivò, dal novembre 1887, l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Roma, e la frequenza della scuola del nudo dell’Accademia di Francia; nel gennaio 1888 passò poi alla scuola di Fattori a Firenze, mentre tra il novembre 1888 e l’estate del 1889 si recò alla Carrara di Bergamo, come allievo particolare di Cesare Tallone. Dopo un viaggio a Parigi nel 1889 per visitare l’Esposizione Universale, fu ancora a Bergamo nel 1890 per due mesi, e poi all’Accademia Ligustica a Genova, per coltivare la pittura di paesaggio. Seguì il rientro a Volpedo, ove aveva deciso di vivere in appartata solitudine per approfondire le tematiche dello studio dell’uomo e della natura. Dall’iniziale avvio su temi di pittura di genere, da opere di robusto realismo, di chiara impaginazione cromatica e spaziale in cui aveva meditato l’esempio macchiaiolo di Fattori, e da una pittura di figura che risentì fortemente degli insegnamenti di Tallone, Pellizza dall’inizio degli anni Novanta sperimentò la tecnica divisionista, proponendo una serie di opere la cui ispirazione scaturiva dall’esperienza quotidiana nel borgo rurale di Volpedo, ma che di quella dimensione rappresentavano una ideale sublimazione: perchè arte non più ‘di genere’ avrebbe voluto l’autore – che nel corso della propria formazione aveva mirato alla completezza, contro la tradizionale distinzione dei generi – ma arte in funzione di un’idea, arte per l’umanità, anelando alla più vasta comunicabilità del messaggio artistico. L’adesione ad un simbolismo intessuto di riferimenti letterari evolse nel raffinamento della visione naturale, in un simbolismo di luci, dall’accento emozionale, che guardando alla pittura di paesaggio tardo romantica francese e inglese si apriva modernamente alla caratterizzazione espressiva. E con la grande opera che lo aveva impegnato per più di dieci anni, tra il 1890-91 e il Novecento, il Quarto Stato, con la sua idea di progresso dell’umanità in cammino, compiva la sua costante ricerca di armonia nella società e nella natura.